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Clima, guerre e tensioni sociali: gli italiani temono il futuro

Il Future Risks Report 2026 di Axa, realizzato con Ipsos, fotografa un Paese sempre più esposto all’incertezza: l’88% si sente vulnerabile al cambiamento climatico e il 78% teme l’instabilità geopolitica. E se nove italiani su dieci credono nella prevenzione, quasi tre su quattro non si sentono pronti ad affrontare una crisi.

Il cambiamento climatico preoccupa, le tensioni internazionali alimentano l’incertezza economica e la società appare sempre più divisa. A rendere più difficile guardare al futuro è anche la sensazione che le prossime generazioni vivranno peggio di quelle attuali. È il quadro che emerge dalla tredicesima edizione del Future Risks Report 2026 di Axa, realizzato in collaborazione con Ipsos, che ha raccolto le opinioni di 4.345 esperti in 62 Paesi e territori e di 24.000 cittadini in 19 Paesi.

In Italia, la principale fonte di preoccupazione resta il clima: l’88% degli intervistati si sente vulnerabile ai suoi effetti. Eppure, quando si passa dalla percezione alla pratica, la disponibilità a intervenire si riduce sensibilmente: appena il 26% si dice disposto a investire per adattare la propria abitazione agli impatti del cambiamento climatico. Segno di una consapevolezza diffusa che fatica ancora a tradursi in scelte concrete.

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Subito dopo il clima arriva la geopolitica, che in Italia pesa più che nel resto del mondo. Il 78% dei cittadini teme le conseguenze dell’instabilità internazionale, contro una media globale del 68%. Guerre e tensioni non sono percepite come fenomeni lontani: a preoccupare sono anche le possibili ricadute sui prezzi, sulle forniture energetiche e sulla sicurezza economica delle famiglie.

«Il Future Risks Report fotografa un cambiamento profondo: rischi che fino a pochi anni fa guardavamo in prospettiva di programmazione stanno diventando sempre più strutturali», osserva Chiara Soldano, ceo di Axa Italia. «Clima, tensioni geopolitiche e fragilità sociali sono sempre più interconnessi e richiedono un approccio capace di anticiparne gli impatti». Da qui la necessità, sottolinea Soldano, di puntare sulla prevenzione: «Occorre prepararsi prima, ridurre gli effetti dei rischi e rafforzare la capacità di risposta».

Incertezze e pessimismo

A rendere il quadro più incerto è anche la percezione di una società frammentata. Il 72% degli italiani ritiene che le divisioni sociali siano sempre più marcate e il 59% dichiara di aver sperimentato tensioni con persone appartenenti ad altre generazioni. A colpire è soprattutto lo sguardo rivolto al domani: il 61% pensa che le generazioni future avranno una qualità della vita peggiore, contro il 55% della media europea e il 46% di quella globale.

Dietro il pessimismo ci sono anche ragioni economiche. Per il 65% degli italiani, il costo della vita è la principale causa del calo della natalità; il 36% chiama in causa anche un sostegno insufficiente ai genitori. Le difficoltà del presente, insomma, sembrano condizionare sempre più la fiducia nel futuro.

Sul fronte tecnologico, il rapporto mette in luce una distanza tra la percezione degli esperti e quella dei cittadini. Se a livello globale intelligenza artificiale e big data sono considerati il principale rischio dagli specialisti, in Italia l’AI si colloca al terzo posto tra gli esperti e soltanto al nono tra la popolazione. La tecnologia, tuttavia, non viene vista soltanto come una minaccia: il 63% degli esperti italiani ritiene che possa contribuire a mitigare i rischi.

La prevenzione convince, ma non basta

È proprio sulla capacità di prepararsi che il rapporto individua una delle contraddizioni più evidenti. Il 90% degli italiani è convinto che i principali rischi possano essere evitati o contenuti attraverso adeguate misure preventive, ma il 73% ammette di non sentirsi pronto ad affrontare una crisi di ampia portata.

La disponibilità ad agire cambia a seconda dell’impegno richiesto: l’86% si sottoporrebbe, o si è già sottoposto, a un controllo sanitario annuale e l’82% rafforzerebbe la propria sicurezza digitale. La quota scende al 57% quando si parla di preparazione alle emergenze e al 26% per gli interventi di adattamento climatico della casa.

Il messaggio del Future Risks Report è chiaro: in un mondo in cui le crisi si intrecciano e producono effetti sempre più vicini alla vita quotidiana, riconoscere i rischi non è sufficiente. La sfida è trasformare la consapevolezza in prevenzione, investimenti e capacità concreta di reagire.

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