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Vita & Welfare

Rapporto Welfare Italia: spesa pubblica verso i mille miliardi nel 2037

Il Rapporto 2026 di "Welfare, Italia" promosso da Unipol e Teha Group lancia l'allarme sulla sostenibilità del sistema. Tra invecchiamento demografico e calo delle nascite, la spesa pubblica rischia di esplodere. Le sfide per giovani, anziani e intelligenza artificiale.

Il welfare non è soltanto una voce di spesa pubblica, ma una filiera strategica per l’economia italiana e un pilastro della coesione sociale. Nel 2024 ha coinvolto oltre 458mila enti pubblici e privati, impiegato 5,1 milioni di persone e generato circa 374 miliardi di euro di valore della produzione. È il quadro delineato dal Rapporto 2026 del Think Tank “Welfare, Italia”, promosso da Unipol in collaborazione con Teha Group e presentato a Roma, alle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia, durante il Forum dedicato al ruolo del welfare in Italia e in Europa.

Spesa pubblica verso quota mille miliardi

Il rapporto mette in evidenza una delle principali criticità per i conti pubblici: nel 2025 la spesa per il welfare ha raggiunto 692,8 miliardi di euro, pari al 60% della spesa pubblica complessiva. Quasi la metà delle risorse, il 49,5%, è assorbita dalla previdenza.

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La crescita della spesa per il welfare rischia di diventare sempre più difficile da sostenere, mentre il Paese fa i conti con un progressivo invecchiamento della popolazione e un numero sempre minore di nuovi nati. Se il ritmo di aumento dell’ultimo decennio dovesse mantenersi, secondo le stime di Welfare, Italia la spesa pubblica potrebbe superare i mille miliardi di euro già nel 2037, per arrivare a 1.591,9 miliardi nel 2050. Già nel 2026 è attesa a quota 715 miliardi.

A rendere più complesso il quadro è soprattutto la crisi demografica. Nel 2025 in Italia sono nati appena 355mila bambini, il dato più basso mai registrato, mentre i decessi sono stati circa 652mila, con una perdita naturale di 297mila persone. E il trend è destinato a pesare anche sul mercato del lavoro: entro il 2050 la popolazione in età lavorativa potrebbe ridursi di 6 milioni di persone rispetto ai livelli attuali. Una contrazione che, a parità delle altre condizioni, rischia di frenare anche la crescita economica, con un Pil potenzialmente inferiore del 10,7% rispetto al 2025.

Due strategie per anziani e giovani

Per affrontare queste sfide, il Think Tank propone due strategie nazionali complementari. La prima riguarda la Longevity Economy, la filiera economica legata alla popolazione over 65, che genera 130,7 miliardi di euro di ricavi, 38,5 miliardi di valore aggiunto e coinvolge circa 586mila occupati. L’obiettivo è valorizzare l’invecchiamento attivo e rafforzare gli interventi per la non autosufficienza, l’assistenza domiciliare, la prevenzione della fragilità e le tecnologie a sostegno dell’autonomia.

La seconda strategia guarda alla Youth Economy, riferita agli under 35, che sviluppa 114,9 miliardi di euro di ricavi, 40,7 miliardi di valore aggiunto e coinvolge quasi 654mila occupati. Le priorità sono formazione, lavoro di qualità, autonomia personale e abitativa, salute mentale e previdenza complementare, con l’obiettivo di trattenere i talenti e rafforzare il capitale umano del Paese.

Il divario territoriale e il ruolo dell’intelligenza artificiale

Restano significative le disuguaglianze territoriali. Nel Mezzogiorno l’offerta di servizi è inferiore rispetto al Centro-Nord. Il Welfare Italia Index 2026 conferma queste differenze, pur segnalando una riduzione della distanza tra i territori. In cima alla classifica si colloca la Provincia autonoma di Trento, con 83,9 punti, seguita dal Friuli-Venezia Giulia (79,3) e dalla Provincia autonoma di Bolzano (77,6). In fondo si trovano Campania (65,8), Calabria (64,7) e Basilicata (64,3).

Un ruolo crescente potrà essere svolto anche dall’intelligenza artificiale, che secondo il rapporto potrebbe contribuire ad aumentare la produttività del 19,6% nella sanità e del 21,9% nell’istruzione. Per trasformare questo potenziale in benefici concreti, tuttavia, sarà necessario colmare i ritardi nella formazione: il 37% degli adulti presenta bassi livelli di alfabetizzazione e soltanto il 54% possiede competenze digitali almeno di base.

Il messaggio del rapporto è chiaro: il welfare deve essere considerato non soltanto come una componente essenziale della spesa pubblica, ma anche come un investimento sul futuro. Rendere più efficienti i servizi, ridurre i divari territoriali e costruire un patto più solido tra giovani e anziani significa affrontare le trasformazioni demografiche senza rinunciare alla crescita economica, all’inclusione e alla coesione sociale.

Domande frequenti su Rapporto Welfare Italia: spesa pubblica verso i mille miliardi nel 2037

Nel 2025 la spesa per il welfare ha raggiunto i 692,8 miliardi di euro, rappresentando il 60% della spesa pubblica totale. Secondo il Rapporto Welfare Italia, mantenendo i ritmi attuali, questa cifra potrebbe superare i mille miliardi nel 2037 e arrivare a 1.591,9 miliardi nel 2050.

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